geotag project

Mi sento come un tassellatore di immagini, un archivista di luoghi, un catalogatore di materia, un tessitore di stoffe naturali. Frammenti, scampoli, brandelli di terreno diventano attori della propria essenza, l’identità e la peculiarità di zone nel mondo vengono esaltate nella loro trama. Ed il cerchio è il veicolo che ci conduce alla loro scoperta, l’impronta lasciata in quel determinato luogo. Il progetto Geotag è quindi una mappatura, vuole rappresentare le coordinate spazio e tempo della mia presenza in quel luogo, un codice personale al quale attingere per indagare la bellezza della natura e fermare la fugacità dello sguardo.

I feel like an image tiler, an archivist of places, a cataloger of matter, a weaver of natural fabrics. Fragments, remnants, shreds of land become actors of their essence, the identity and the peculiarity of areas in the world are extol in their plot. And the circle is the vehicle that leads us to their discovery, the footprint left in that particular place. The Geotag project is therefore a mapping, it wants to represent the space and time coordinates of my presence in that place, a personal code to draw on to investigate the beauty of nature and stop the fleetingness of the gaze.

geotag project

It all started with a trip to Turkey in 1990 with the motorbike. Not having a photo camera then, I got it on loan from the photographer in my country. Traveling on the road with a tent and a sleeping bag, I had a lot of attention towards her, to the point that I slept literally together, resting at my side. On returning, after such intimacy, the bond remained indissoluble and I bought it directly. Throughout the journey it had become my personal notebook: with photography I had discovered the possibility of being able to interact with those places in absolute freedom just as my style of travel was. In the following years and always as a result of journeys, I go on into the other half of my photographic way: that of the dark room. Exactly in 1992, a friend gave me everything necessary for the creation of a dark room that he had bought, but never used, through the Radio Elettra School. When I returned from a trip to the United States, I immediately started working to create prints. I believe that in this moment the true photographic conscience, the responsability, the vastness of horizons that the dark room can give to the initial shot was born in me. Night after night, self-taught, I applied myself with such dedication that forever changed the course of my artistic life.

Tutto ebbe inizio con un viaggio in Turchia nel 1990 con la moto. Non avendo allora una macchina fotografica, la ottenni in prestito dal fotografo del paese. Viaggiando on the road con tenda e sacco a pelo, avevo molte attenzioni nei suoi confronti, al punto che ci dormivo letteralmente insieme, appoggiata al mio fianco. Al ritorno, dopo una tale intimità, il legame rimase indissolubile e l’acquistai direttamente. Per tutto il viaggio era diventata il mio taccuino personale: con la fotografia avevo scoperto la possibilità di poter interagire con quei luoghi in assoluta libertà proprio come era il mio stile di viaggiare. Negli anni successivi e sempre in conseguenza di viaggi, intrapresi l’altra metà del mio percorso fotografico: quello della camera oscura. Esattamente nel 1992, un amico mi regalò tutto il necessario per la creazione di una camera oscura che lui aveva acquistato, ma mai usato, tramite la Scuola Radio Elettra. Al ritorno da un viaggio nell’Ovest degli Stati Uniti mi misi subito al lavoro per creare delle stampe. Credo proprio che in quel momento sia nata in me la vera coscienza fotografica, la responsabilità, la vastità di orizzonti che la camera oscura dava allo scatto iniziale. Notte dopo notte, da autodidatta, mi sono applicato con una dedizione tale che per sempre ha cambiato il corso della mia vita artistica.

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